Il Delitto del Lago

Bruno Sebastiani

edito da Le Mezzelane Casa Editrice


I mutevoli umori del lago Maggiore accompagnano le indagini di Domitien Hugo e di sua figlia Josephine, alla ricerca dell’assassino della prostituta Carmela.

Un giallo elegante, che nell’ambientazione e nell’approfondimento psicologico omaggia Piero Chiara.


Domitien Hugo è uno scrittore francese che da quattro anni vive a Luino, sul Lago Maggiore, insieme a sua figlia Josephine. Anni addietro, in un incidente stradale, perse sua moglie e rimase paralizzato, cosa che lo obbliga a servirsi della sedia a rotelle.

Dopo quattro anni di blocco, Domitien ha finalmente in progetto un nuovo romanzo, che dovrà avere come protagonista una prostituta. Per questo si rivolge a un investigatore privato, che incarica di trovargliene una disponibile a parlargli delle proprie esperienze. L’incontro avviene e produce una conversazione strana, della quale lo scrittore non capisce quasi niente. Ancor meno capisce quando, il giorno dopo, la ragazza viene ripescata dal lago, morta, e si scopre che non era una donna, bensì una transessuale.

Domitien Hugo e sua figlia si sentono coinvolti da questa storia come se l’omicidio li riguardasse direttamente, così, parallelamente ai carabinieri, in padre e figlia azzardano ipotesi tentando di fare luce sulla personalità della vittima e sull’identità dell’assassino. Quando se lo troveranno davanti, però, Domitien dovrà dare fondo a tutte le risorse del suo corpo martoriato per non perdere sua figlia.


COD: ISBN 9788833283272 Categorie: Enigmi,

Editing: Maria Grazia Beltrami

Prima edizione 2019 - Le Mezzelane Casa Editrice

ISBN 9788833283272

Illustrazione di copertina: Harbor wall of Luino on the lake Maggiore ©elesi Shutterstock

Progetto grafico: Giuseppe Di Benedetto 


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Anteprima

Applicata di fianco alla pulsantiera, su cui compaiono quattro nominativi, c’è una targa di un materiale indefinito. È probabile che sia ottone, ma è talmente scurita da far pensare a una cosa più rustica, tipo legno. In ogni modo, per scura che sia, è possibile leggere: “Fabio Peralta, investigatore privato”.

La casa, in Piazza Piave, è una delle tipiche case di Luino, con solo due piani e un enorme tetto spiovente ricoperto di tegole. Difficilmente ci si pensa, avendo davanti l’enorme distesa d’acqua del Lago Maggiore, ma qui nei mesi invernali nevica; se il tetto è spiovente è più facile liberarsi della neve, visto che scivola giù da sola.

«Papà, ne sei proprio convinto?»

«Sì Josephine, è un tentativo che devo fare.»

«Un investigatore privato, cosa ti aspetti che faccia?»

«Non lo so, forse niente. Per quello che ho in mente, però, non saprei a chi altro rivolgermi. Forza, suona il campanello.» Josephine suona il campanello e intanto osserva che ci sono solo tre gradini. Avrebbe preferito nessuno a causa della sedia a rotelle di suo padre, tuttavia tre si superano facilmente.

A quest’ora del pomeriggio la piazza appare innaturalmente deserta, forse perché l’Ufficio postale di pomeriggio resta chiuso. Il bar che si trova all’angolo tra la piazza e Via Campagna ha l’aria afflitta. Tolte le locandine appiccicate sulla porta d’ingresso, tutte coloratissime, il resto ha la stessa vivacità di un preparato anatomico sotto formalina. Dietro la porta a vetri la padrona che guarda la piazza deserta, fuma e sembra dire “chi me lo fa fare.”

Occorre suonare due volte prima che dal citofono si oda una voce.

«Il signor Peralta?»

«Sono io.»

«A che piano?»

«Al piano terra, la prima porta a destra.»

«Meno male, visto che mio padre si trova sulla sedia a rotelle.»

«Allora aspetti, le vengo incontro e le do una mano.»

Con la rapidità della folgore il signor Peralta smette di parlare al citofono e compare sulla porta. Per sua sfortuna, conta un numero striminzito di clienti: nella speranza che chi ha suonato non sia un Testimone di Geova, sarebbe da ingrati farlo aspettare. Unendo i suoi sforzi a quelli di Josephine, fa sì che con un unico balzo la sedia a rotelle superi i tre gradini. Quindi si avvia per mostrare la strada che conduce al suo ufficio.

«Non c’è una sala d’attesa?» domanda Josephine. «No, mi dispiace. Il mio ufficio è tutto qui.» «Allora vi lascio soli e aspetto fuori.»

«Davvero non ti secca?»

«No papà, magari entro nel bar all’angolo, così faccio compagnia alla barista.»

«Va bene, non dovrei metterci molto. Posso?»

«Prego, venga avanti. Aspetti che sposto le sedie.»

È sempre così che succede con gli investigatori privati: hanno bisogno di creare un diversivo per poter studiare i loro clienti ancor prima che lo diventino.

L’uomo che si muove sulla sedia a rotelle ha l’aria distinta e nello sguardo una luce insolitamente vivace, specie se si pensa alla sua condizione. Sarebbe normale una certa amarezza, invece sembra non dar peso al suo essere privo dell’uso delle gambe.

Tuttavia anche l’investigatore privato è in questo momento oggetto di attenta analisi da parte dell’uomo sulla sedia a rotelle. Lo vede giovane, forse troppo giovane per questo mestiere in cui contano l’intuito e ancor più l’esperienza. Si aspettava un poliziotto in pensione, invece si direbbe uno alle prime armi. Inoltre lo vede ansioso di ben figurare.

L’investigatore privato sa di essere sotto esame; sarebbe un peccato se quest’uomo per un attacco di sfiducia se ne andasse, così presta molta attenzione a spostare quanto più possibile le sedie per fare spazio al suo inconsueto mezzo di locomozione. Ottenuta una disposizione che, nella sua mente, rasenta la perfezione, fa il giro della scrivania e si siede sulla sua poltrona.

«Cosa posso fare per lei?»

«Sono qui per una richiesta insolita. Prima di cominciare, però, è bene che mi presenti. Mi chiamo Domitien Hugo, parigino di nascita, ma residente qui da circa quattro anni. Prima vivevo a Losanna.»

«Domitien Hugo? Ma io la conosco!»

«Mi conosce?»

«Forse non è esatto dire che la conosco, ma ho letto i suoi libri.»

«Però, non l’avrei mai immaginato. In Francia ho ancora un certo seguito di lettori, tuttavia non pensavo di averne in Italia, a Luino poi. È una strana combinazione che mi fa molto piacere.»

Questo è uno di quei momenti in cui ci starebbe bene una sigaretta. Vede che sul ripiano della scrivania c’è uno strano oggetto sferico di materiale traslucido, forse quarzo, che potrebbe essere un portacenere. C’è pure un pacchetto di Camel; non sono le sue preferite, ma in mancanza di altro se le farebbe piacere. Le sue le ha sua figlia, che ogni volta se le mette in tasca dicendo cose tipo “lo faccio solo per il tuo bene”. La verità è che se le fuma lei. È più falsa di una moneta etrusca con l’effige di Napoleone.

«Il piacere è tutto mio, non sa che emozione mi suscita vederla qui. Ho apprezzato moltissimo i suoi ultimi due libri: L’Angelo scarlatto e All’inferno e ritorno. Li tengo con gran cura e non li presto a nessuno. Li consiglio, questo sì, ma non li presto. Ma saranno almeno... quand’è che è uscito All’inferno e ritorno?»

«È stato pubblicato nel 2008.»

«Ecco, mi pareva. È tanto che non pubblica un nuovo libro.» «In fondo questa è la ragione per la quale mi trovo qui. Vede, signor Peralta, dopo l’incidente che mi ha ridotto in queste condizioni non mi è più riuscito di scrivere.»

«Un incidente, non avevo idea...»

«E come avrebbe potuto? Accadde a Losanna, dove vivevo prima.»

«Con la macchina?»

«Sì, con la macchina. Percorrevo con mia moglie una strada di campagna nei dintorni di Saint-Cergue quando un camion ha invaso la carreggiata e mi ha travolto. Si è poi scoperto che aveva avuto un guasto ai freni.»

«Terribile, vuol forse dire...»

«Sì, ha capito benissimo; mia moglie è morta e io sono rimasto paralizzato a causa della frattura di una vertebra lombare. Però me lo dica sinceramente, le sto rubando troppo tempo?»

«Ma no, che dice, non ho nulla di urgente da fare. E poi, per poter continuare a parlare con lei farei aspettare chiunque. Mi stava dicendo dell’incidente, una cosa sconvolgente.»

«Sì, è vero, tanto sconvolgente che ho smesso di scrivere. Al dolore per la perdita di mia moglie si è aggiunto il calvario cui mi sono dovuto sottoporre per recuperare un minimo di mobilità, anche se sulla sedia a rotelle. D’altra parte non sono qui per compiangermi: ho perso mia moglie e ho ritrovato mia figlia.»

«La ragazza che l’ha accompagnata?»

«Sì, Josephine. Dopo quello che è successo ha proseguito gli studi fino alla maturità, ma per starmi accanto si è rifiutata di andare oltre. Così abbiamo venduto a Losanna, dove c’erano troppi ricordi dolorosi, e abbiamo comprato una villetta qui, una delle ultime costruzioni in Via dei Lori, in collina.»

«E Josephine...»

«No, non mi fraintenda, non mi fa da infermiera: per la maggior parte delle cose sono autosufficiente. Lei un po’ mi fa compagnia, un po’ si avvale della mia compagnia, perché anche lei è uscita distrutta dalla disgrazia.»

«Sì, lo posso immaginare.»

Nel riquadro della finestra alle spalle di Fabio Peralta si vede il sole, fasciato dalle nuvole novembrine, che già sfiora Monte Morissolo, comune di Piancavallo, la cima più alta sulla sponda opposta del Lago Maggiore. Nell’ufficio c’è una strana penombra che fa pensare a un covo di cospiratori. È singolare che l’investigatore non senta il bisogno di accendere la luce. Chissà che non sia un modo per sottolineare le sue qualità. È facile fare scoperte quando gli elementi sono alla luce del giorno. Lui invece è capace di orientarsi anche al buio.

«Le dà fastidio se fumo?»

«Io sono per il fumo libero e accanito, me ne offre una?»

«Si serva quanto vuole, non ha bisogno di domandarmi il permesso.»

Un minuto più tardi, col fumo delle sigarette che fluttua mollemente nell’aria rendendo più sfumato il tramonto, Fabio Peralta decide che il preambolo sia durato a sufficienza e sia ora di dare spazio alla sua professione. Sulla targa c’è scritto che fa l’investigatore privato, perciò investiga sulla ragione della visita.

«Dunque, cosa l’ha portata da me?»

«In primo luogo le dico che non mi è stato facile trovarla, nel senso che ho provato a chiedere in giro e ogni volta mi sono sentito rispondere che non si avevano notizie di un investigatore privato a Luino. Si direbbe che in paese nessuno sappia della sua esistenza. Se nessuno la conosce, come pensa di procurarsi i clienti?»

«Su questo ha ragione, dovrò decidermi ad affittare uno spazio pubblicitario sul giornale locale.»

«Finora come ha fatto?»

Potrebbe dire che finora ha fatto la fame, ma non vuole incrinare la fiducia di questo cliente, che sembra bendisposto. «In virtù della mia rete di conoscenze qualche cliente di tanto in tanto lo rimedio, il minimo per tirare avanti. Che vuole? Qui a Luino non ci sarebbe molto da fare nemmeno se mettessi un’insegna al neon sopra il tetto di casa, così do spesso una mano a un mio collega di Locarno. Mi chiama per i casi più complicati, che richiedono pedinamenti, appostamenti e cose di questo genere.»

«Sa, signor Peralta, la immaginavo più anziano.»

«Anziano? In effetti ho cominciato come assistente di un investigatore anziano, in un’agenzia di Lugano. Poi lui ha lasciato e, siccome Lugano era già coperta, ho aperto una mia agenzia qui, dove sono nato.»

Il sole è ormai scomparso dietro Monte Morissolo e le nuvole vanno assumendo le tipiche tonalità che si associano alla morte per assideramento: grigio violaceo con qualche sfumatura giallina.

«Vede, signor Peralta, ho pensato di rivolgermi a lei perché non saprei da che parte cominciare. Come può facilmente immaginare faccio vita appartata, non conosco nessuno. Ci sarebbe Josephine, ma a lei non mi sento di chiedere una cosa del genere.»

«Cos’è che non si sentirebbe di chiederle?»

«Ho bisogno di incontrare una prostituta, una che abbia tra i trenta e i quaranta anni, una che abbia un considerevole vissuto sulle spalle.»

«Una prostituta?»

«No, un momento, magari sta pensando... io tra l’altro, nella mia condizione... non serve entrare nei dettagli, no?»

«No, non serve.»

«Vede, sto sviluppando il progetto di un nuovo romanzo e avrei bisogno di parlare con una prostituta per farmi raccontare per quale motivo si è data alla professione; le sue angosce, se ne ha; le sue soddisfazioni; ciò che pensa dei clienti, come li cataloga, come li giudica, come giudica se stessa, come si percepisce, tutto insomma.»

«Insomma, lei vorrebbe un incontro con una prostituta per cercare di conoscere il suo mondo.»

«Ha capito perfettamente. Ci sono cose che si possono immaginare, ma sentirle raccontare da chi le sperimenta sulla propria pelle è diverso.»

«Diceva che è per il suo nuovo romanzo?»

«È in fase di progetto. Ci sto pensando da tanto, ma mi scontro con mille difficoltà. Il fatto è che ho smesso di scrivere da così tanto tempo che ora fatico a ricominciare. Ho in mente un personaggio, ma quello che so non mi basta per renderlo credibile. Lo immagino senza conoscerlo ancora e tutto questo, unito alla difficoltà di scrivere, mi blocca. Lei che dice, potrebbe aiutarmi?»

«Non so cosa dire, anche per me si tratta di un settore che conosco poco. Però so di certi locali dove è facilissimo trovarle, le prostitute intendo.»

«Se lei me ne potesse procurare una... Forse, però, incontrarla una volta non sarà sufficiente, forse sarà necessario che la veda più volte. Siccome so che per simili creature il tempo è denaro, le pagherei il disturbo. Ovviamente pagherò anche la sua parcella, se è così che si dice.»

«Sì, certo, io in genere chiedo un tanto al giorno più le spese, ma il suo caso è diverso. Può darsi che già stasera, girando per i locali, trovi quella giusta per lei. Senta, facciamo una cosa, lei mi lasci i suoi recapiti, appena so qualcosa la chiamo.»

Mentre parla prende una delle schede che usa per i clienti, vi scrive sopra il nominativo del soggetto – Domitien Hugo – aggiunge la data e la passa all’uomo perché aggiunga di suo pugno indirizzo e numero di telefono. Nell’ufficio ci si vede sempre meno, ma Fabio Peralta non se ne cura e Domitien Hugo ne approfitta per sfilare dal pacchetto un’altra Camel. L’accende e col fumo ci si vede ancora meno.

«Sto pensando una cosa.»

«Cosa?»

«Immagino che lei tenterà di convincere la donna a farle le sue confidenze, a rivelarle anche cose di cui si vergogna.»

«Se mi confidasse anche i suoi pensieri più segreti, sarebbe il massimo.»

«Come immaginavo. Perciò penso che la donna si aprirebbe di più se avesse la certezza che lei, incontrandola per la strada o in un locale, non la potesse riconoscere, capisce cosa intendo?»

«Si riferisce alla sua riservatezza?»

«Se lei fosse un cliente come tanti, non avrebbe alcun problema, arriverebbe perfino a spogliarsi. Lei però mira a qualcosa di diverso: non le interessa la sua nudità, lei vuole conoscerla nell’intimo.»

«Sì, ho capito, certe cose non si dicono nemmeno al prete nel confessionale. Quindi cosa suggerisce?»

«Un incontro al buio.»

«Al buio? Cosa intende?»

«Se vi incontraste in un luogo pubblico, o a casa, la sua o quella di lei, la donna si troverebbe in imbarazzo e sarebbe reticente. Se l’appuntamento fosse invece in un luogo appartato, per lei sarebbe più facile lasciarsi andare, mi capisce?»

«Sì, mi sembra un buon suggerimento. Ha già in mente un posto?»

«Sì, conosco un posto che potrebbe fare al caso suo.» «Dove si trova?»

«Ha presente l’Eremo di Santa Caterina del Sasso?» «Sì, l’ho visitato più volte.»

«Lei c’è stato di giorno, quando è pieno di gente. Di sera l’Eremo è chiuso, perciò il parcheggio è deserto, e anche scarsamente illuminato. A me sembra il posto giusto per un appuntamento con una prostituta, sempre che la trovi.»

«Va bene, vada per l’Eremo. Se lei trovasse la donna giusta e me la facesse incontrare in quel posto, glie ne sarei molto grato. Come mi devo regolare? Vuole che le lasci dei soldi da darle per convincerla della mia buona fede?»

Fabio Peralta ci pensa e intanto si accende una sigaretta. Domitien Hugo sta già fumando, ma trova le Camel pesanti, perciò si ripromette che, una volta fuori, darà l’assalto a quelle che s’è prese sua figlia. Nel frattempo il cielo dietro la finestra ha perso tutta la sua luminosità iniziale; il grigio si è fatto quasi nero, tipo antracite a cui siano mescolati residui gommosi. La gente immagina che, se non piove, i tramonti siano sempre dorati, ma in novembre, sul Lago Maggiore, vi sono tramonti di una tristezza senza fine.

«Guardi, io penso che sia meglio che ai soldi ci pensi lei. Se riuscirò a combinare l’incontro, sarà sua cura pagare la donna.»

«Pagarla quanto?»

«Questo non glie lo so dire. Le tariffe delle prostitute sono molto varie. Mi hanno detto che si parte da cinquanta euro e si sale in base alla prestazione richiesta.»

«Ho capito, e immagino che il compenso salga anche in proporzione alla giovinezza e alla bellezza della prestatrice d’opera. Tuttavia il mio caso è particolare, io desidero qualcosa che è più di una prestazione. Guardi, sono disposto a darle duecento euro a incontro e lei è libero di dirglielo per incoraggiarla, sempre se la trova.»

«Per duecento euro una disposta a parlare con lei dovrei trovarla senza difficoltà.»

«E per quanto riguarda il suo compenso?»

«Adesso è prematuro parlarne. Se la cosa andrà a buon fine, lei tornerà a trovarmi e faremo i conti.»

«Le posso lasciare almeno cento euro di acconto?»

«Ci tiene proprio?»

«Mi farebbe sentire a posto, se non altro per il tempo che le ho rubato.»

«Va bene, le faccio la ricevuta.»

«La ricevuta non serve, è sufficiente che lei lo annoti sulla sua scheda.»

Fabio Peralta scrive sulla scheda, Domitien Hugo paga la somma convenuta e si dispone ad andarsene. «Aspetti che l’accompagno.»

«Grazie, in effetti avrei difficoltà coi gradini.» «Mi dica una cosa, una semplice curiosità.» «Cosa?»

«Lei è forse parente del grande Victor Hugo?»

«No, nessuna parentela. Ma Hugo è un cognome comune in Francia.»

«Però è sulla buona strada per emulare la sua fama.»

«Gentile da parte sua. Tuttavia, se pure la strada è la stessa, lui è arrivato infinitamente più avanti di quanto potrei sperare io.»