Il delitto del lago

Bruno Sebastiani


Un romanzo giallo

  Uno strano delitto turba la quiete di Luino, un piccolo paese sulle sponde del Lago Maggiore.

  Il rinvenimento del cadavere, per come si presenta, suscita numerose domande alle quali tenta di dare risposta una coppia di investigatori tra i più improbabili: una ragazza di ventidue anni e suo padre che, avendo perso l'uso delle gambe, si sposta con la sedia a rotelle.

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Dettagli del prodotto

ISBN9780244691868

Licenza di copyright standard

Pubblicato 5 giugno 2018

Lingua Italiano Pagine216

Rilegatura Copertina morbida con rilegatura termica


Anteprima

Applicata di lato alla pulsantiera su cui compaiono quattro nominativi c’è una targa di un materiale indefinito. È probabile che in origine fosse ottone. Ora è talmente scurita da far pensare a una cosa più rustica, una cosa tipo legno. Ad ogni modo, per scura che sia, è possibile leggere: “Fabio Peralta, investigatore privato”. La casa, in Piazza Piave, è una delle tipiche case di Luino, sul Lago Maggiore, nel senso che ha solo due piani e un enorme tetto spiovente sul davanti e sul retro ricoperto di tegole. Difficilmente ci si pensa, con l’enorme distesa d’acqua davanti difficilmente ci si pensa, ma qui nei mesi invernali nevica, coi tetti spioventi è più facile liberarsi della neve, nel senso che scivola giù da sola.     

     «Papà, ne sei proprio convinto?»

     «Sì Josephine, è un tentativo che devo fare.»

     «Un investigatore privato, cosa ti aspetti che faccia?»       

     «Non lo so, forse niente. Però, per quello che ho in mente, non saprei a chi altro rivolgermi. Forza, suona il campanello.»       

     Josephine suona il campanello e intanto valuta che ci sono solo tre gradini. Avrebbe preferito nessuno a causa della sedia a rotelle di suo padre, tuttavia tre si superano facilmente. La piazza, a quest’ora del pomeriggio, appare innaturalmente deserta, forse a causa dell’Ufficio Postale che di pomeriggio resta chiuso. Il bar che si trova all’angolo tra la piazza e Via Campagna, come un recluso che sconti la detenzione in regime di isolamento, ha l’aria afflitta. Tolte le locandine appiccicate sulla porta d’ingresso, tutte coloratissime, il resto ha la stessa vivacità di un preparato anatomico sotto formalina. Dietro la porta a vetri, Josephine la vede, c’è la padrona che guarda la piazza deserta, fuma e sembra dire cose tipo: chi me lo fa fare. Occorre suonare due volte prima che dal citofono si levi una voce. 

     «Il signor Peralta?»

     «Sono io.»

     «A che piano?»

     «Al piano terra, la prima porta a destra.»

     «Meno male, lo dico per mio padre che si trova sulla sedia a rotelle.»     

     «Allora aspetti, le vengo incontro e le do una mano.»

     Con la rapidità della folgore il signor Peralta smette di parlare al citofono e si mostra sulla porta. Per sua sfortuna conta un numero striminzito di clienti, nella speranza che chi ha suonato non sia un Testimone di Geova, sarebbe da ingrati farlo aspettare. Unendo i suoi sforzi a quelli di Josephine, con un unico balzo fa superare i tre gradini alla sedia a rotelle. Quindi si avvia per mostrare la strada che conduce nel suo ufficio.

     «Non c’è una sala d’attesa?» domanda Josephine.

     «No, mi dispiace. Il mio ufficio è tutto qui.»     

     «Allora vi lascio soli e aspetto fuori.»

     «Davvero non ti secca?»

     «No papà, magari entro nel bar che si trova all’angolo, così faccio compagnia alla barista.»     

     «Va bene, non dovrei metterci molto. Posso?»

     «Prego, venga avanti. Aspetti che sposto le sedie.»

     È sempre così che succede con gli investigatori privati, hanno bisogno di creare un diversivo per poter studiare i loro clienti ancor prima che lo diventino. L’uomo che si muove sulla sedia a rotelle ha l’aria distinta e una luce nello sguardo insolitamente vivace, specie in riferimento alla sua condizione. Sarebbe normale se fosse amareggiato, invece sembra non dar peso all’accidente che lo ha privato dell’uso delle gambe. Come lui, anche l’investigatore privato in questo momento è oggetto di attenta analisi da parte dell’uomo sulla sedia a rotelle. Lo vede giovane, forse troppo giovane per questo mestiere in cui conta l’intuito e ancor più l’esperienza. Si aspettava un poliziotto in pensione, invece si direbbe uno alle prime armi. Inoltre lo vede ansioso di ben figurare, sarebbe un peccato se quest’uomo che si è spinto fin qui, per un attacco di sfiducia, se ne andasse. Così presta molta attenzione a spostare le sedie più di quanto non occorra per fare spazio al suo inconsueto mezzo di locomozione. Dopodiché, ottenuta una disposizione che nella sua mente rasenta la perfezione, fa il giro della scrivania e si siede sulla sua poltrona. 

     «Cosa posso fare per lei?»     

     «Sono qui per fare una richiesta insolita. Tuttavia, prima di cominciare, mi presento. Mi chiamo Domitien Hugo, parigino di nascita e ormai residente qui, a Luino, da circa quattro anni. Prima vivevo a Losanna.»     

     «Domitien Hugo? Ma io la conosco!»

     «Mi conosce?»

     «Cioè, forse non è esatto dire che la conosco, però ho letto i suoi libri.»

     «Ma guarda, non l’avrei pensato. In Francia ho ancora un certo seguito di lettori, ma non immaginavo di averne a Luino. È una strana combinazione che mi fa molto piacere.»

     Questo è uno di quei momenti in cui ci starebbe bene una sigaretta. Vede che sul ripiano della scrivania c’è una strana cosa che funziona da portacenere, si direbbe una calotta sferica di un materiale traslucido, forse quarzo. Vede che c’è pure un pacchetto di Camel Gialle, non sono le sue preferite, ma in mancanza di altro se le farebbe piacere. Le sue le ha sua figlia che ogni volta se le mette in tasca dicendo cose tipo: lo faccio solo per il tuo bene. La verità è che se le fuma lei. È più falsa di una moneta etrusca con l’effige di Napoleone.     

     «Il piacere è tutto mio, non sa che emozione mi suscita vederla qui. Ho apprezzato moltissimo i suoi ultimi due libri: L’Angelo scarlatto e All’inferno e ritorno. Li tengo con gran cura e non li presto a nessuno, li consiglio, questo sì, ma non li presto. Ma saranno almeno… quand’è che è uscito All’inferno e ritorno?»

     «È stato pubblicato nel 2008.»

     «Ecco, mi pareva. È tanto che non pubblica un nuovo libro.»

    «È in fondo la ragione per la quale mi trovo qui. Vede signor Peralta, dopo l’incidente che mi ha ridotto in questa condizione non mi è più riuscito di scrivere.»

     «Un incidente, non avevo idea…»     

     «No infatti, come avrebbe potuto? Accadde a Losanna dove vivevo prima.»

     «Con la macchina?»

     «Sì, con la macchina. Ero con mia moglie su una strada di campagna nei dintorni di Saint-Cergue quando un camion, per un guasto ai freni, ha invaso la carreggiata e mi ha travolto.»

     «Terribile, vuol forse dire…»

     «Sì, ha capito benissimo, mia moglie è morta e io, per la frattura di una vertebra lombare, sono rimasto paralizzato. Però me lo dica sinceramente, le sto rubando troppo tempo?»

     «Ma no, che dice, non ho nulla di urgente da fare. E poi per lei, Domitien Hugo, farei aspettare chiunque. Mi stava dicendo dell’incidente, una cosa sconvolgente.»

     «Sì, è vero, tanto sconvolgente che ho smesso di scrivere. Al dolore per la perdita di mia moglie si è aggiunto il calvario cui mi sono sottoposto per recuperare un minimo di mobilità, mobilità che come vede mi obbliga all’uso della sedia a rotelle. Ma non sono qui per compiangermi, ho perso mia moglie e ho ritrovato mia figlia.»

     «La ragazza che l’ha accompagnata?»

     «Sì, Josephine. Dopo quello che è successo, ha proseguito gli studi fino alla maturità e si è rifiutata di andare oltre per starmi accanto. Così abbiamo venduto là, a Losanna dove c’erano troppi ricordi dolorosi, e abbiamo comprato una villetta qui, una delle ultime costruzioni in Via dei Lori, in collina.»

     «E Josephine…»

     «No, non mi fraintenda, non mi fa da infermiera. Per molte cose sono autosufficiente, lei mi fa compagnia oppure si avvale della mia compagnia perché anche lei è uscita distrutta dalla disgrazia.»

     «Sì, lo posso immaginare.»

     Nella finestra alle spalle di Fabio Peralta si vede il sole fasciato dalle nuvole novembrine che già sfiora Piancavallo, la punta più alta sulla sponda opposta del Lago Maggiore, opposta rispetto a qui, a Luino. Nell’ufficio c’è una strana penombra che fa pensare a un covo di cospiratori. È singolare che Fabio Peralta non senta il bisogno di accendere la luce. Chissà che non sia un modo per sottolineare le sue qualità. È facile investigare con gli elementi bene in vista, alla luce del giorno. Lui invece è capace di orientarsi anche al buio.

     «Le dà fastidio il fumo?»

     «Io sono per il fumo libero e accanito, me ne offre una?»

     «Si serva quanto vuole, non ha bisogno di domandarmi il permesso.»

     Un minuto più tardi, col fumo delle sigarette che fluttua mollemente nell’aria rendendo più scolorito il tramonto, Fabio Peralta tenta di recuperare un minimo di credibilità per quel che riguarda la sua professione. Sulla targa c’è scritto che fa l’investigatore privato, perciò investiga sulla ragione della visita.

     «E dunque cosa l’ha portata qui?»

     «In primo luogo le dico che non mi è stato facile trovarla, nel senso che ho provato a chiedere in giro e ogni volta mi sono sentito rispondere che non si avevano notizie di un investigatore privato. Si direbbe che in paese nessuno sappia della sua esistenza. Se nessuno la conosce, come pensa di procurarsi i clienti?»

     «Su questo ha ragione, dovrò decidermi ad affittare uno spazio pubblicitario sul giornale locale.»

     «Finora come ha fatto?»

     Potrebbe dire che finora ha fatto la fame come accade a chi persegue l’insano proposito di vendere gelati in Norvegia, ma non vuole incrinare la fiducia di questo cliente che sembra bendisposto, un cliente famoso, uno scrittore.

     «Finora, in virtù della mia rete di conoscenze, qualche cliente di tanto in tanto l’ho rimediato, il minimo per tirare avanti. Però che vuole, qui a Luino non ci sarebbe molto da fare nemmeno se mettessi un’insegna al neon sopra il tetto di casa. Difatti mi capita spesso di dare una mano a un mio collega di Locarno. Nei casi più complicati mi chiama, casi che richiedono pedinamenti, appostamenti, cose di questo genere.»

     «Sa, signor Peralta, la immaginavo più anziano.»

     «Anziano? In effetti ho cominciato come assistente di un investigatore anziano, in un’agenzia di Lugano. Poi lui ha lasciato. E siccome Lugano era già coperto, ho aperto una mia agenzia qui, dove sono nato.»

     Il sole è già scomparso dietro la dorsale del Piancavallo e le nuvole in cielo vanno assumendo quelle tipiche tonalità che si associano alla morte per assideramento, grigio violacee con qualche sfumatura giallina. È questo il guaio di vivere in un luogo coi monti intorno, ora che siamo in novembre i giorni finiscono presto, in dicembre sarà già tanto se si riuscirà a distinguere il giorno dalla notte.

     «Io ho pensato di chiederlo a lei perché non saprei a chi altro rivolgermi. Come può facilmente immaginare faccio vita appartata, non conosco nessuno. Ci sarebbe Josephine, ma a lei non mi sento di chiedere una cosa del genere.»

     «Cos’è che non si sentirebbe di chiederle?»

     «Ho bisogno di incontrare una prostituta, una che abbia tra i trenta e i quaranta anni, una che abbia un considerevole vissuto alle sue spalle.»

     «Una prostituta?»

     «No, un momento, magari sta pensando… io tra l’altro, nella mia condizione… non serve entrare nei dettagli, no?»

     «No, non serve.»

     «Vede, sto sviluppando il progetto di un nuovo romanzo e avrei bisogno di parlare con una prostituta per conoscere le sue motivazioni, le sue angosce, se ne ha, le sue soddisfazioni, sempre se ne ha, i pensieri che pensa sul conto dei clienti, come li cataloga, come li giudica, come giudica se stessa, come si percepisce, tutto insomma.»

     «Ho capito, lei vuole un incontro con una prostituta per cercare di scoprire il suo mondo.»

     «Ha capito perfettamente. Ci sono cose che si possono immaginare, ma sentirle raccontare da chi le sperimenta sulla pelle è diverso.»

     «Per il suo nuovo romanzo?»

     «È in fase di progetto. Ci sto pensando da tanto, ma mi scontro continuamente con mille difficoltà. Il fatto è che ho smesso di scrivere da quando… bè, l’ha capito, e ora fatico a ricominciare. Ho in mente un personaggio, ma quello che so non mi basta a renderlo credibile, autentico. Lo immagino senza conoscerlo ancora e tutto questo, unito alla difficoltà di ricominciare a scrivere dopo tanto tempo, mi blocca. Lei che mi dice, mi potrebbe aiutare?»

     «Non so cosa dire, anche per me si tratta di un settore poco frequentato. Però so di certi locali dove è facilissimo trovarle, le prostitute intendo.»

     «Se lei me ne potesse procurare una…»

     «Sì, ho capito, la vuole incontrare per parlarle, per farsi dire…»

     «Esatto, per parlarle e per farmi dire. Forse una volta non sarà sufficiente, forse sarà necessario incontrarla più volte. E siccome so che per simili creature il tempo è denaro, le pagherei il disturbo come, d’altro canto, fin da ora m’impegno a pagare la sua parcella, se è così che si dice.»